Pinocchio | Un romanzo Iniziatico
- placidoschillaci
- 3 giorni fa
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“C’era una volta… Un re! diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.” (Le avventure di Pinocchio – Carlo Collodi)
Le Avventure di Pinocchio è considerato da molti critici una delle più grandi opere della letteratura italiana e, più in generale, uno dei racconti più influenti della cultura mondiale. La sua fortuna è attestata dalle innumerevoli trasposizioni in cinema, televisione, teatro, fumetti, animazione e linguaggi contemporanei, che ne hanno consolidato il successo planetario. L’opera nasce dalla penna di Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di “Collodi”, figura centrale nella creazione del celebre burattino.
In questi giorni il romanzo è tornato nuovamente al centro dell’attenzione del grande pubblico grazie al film di Matteo Garrone, con la partecipazione di Roberto Benigni. In passato, lo stesso Benigni aveva già interpretato Pinocchio in una precedente versione cinematografica da lui diretta; in questa nuova interpretazione, invece, veste i panni di Geppetto, il padre e creatore materiale del burattino.
Questo continuo ritorno dell’opera nel panorama culturale contemporaneo testimonia la sua natura profondamente archetipica, capace di rinnovarsi e parlare a epoche e linguaggi differenti, mantenendo intatta la sua forza simbolica.
“Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile.” (Elémire Zolla)
Le Avventure di Pinocchio, nel corso del tempo, si è prestato a numerose interpretazioni critiche e simboliche, che ne hanno evidenziato la ricchezza e la complessità. In questa sede, l’attenzione viene posta principalmente sulla sua dimensione iniziatica ed esoterica. A uno sguardo attento, soprattutto da parte di chi è familiare con la letteratura simbolica e le tradizioni esoteriche, la storia di Pinocchio può apparire come un racconto costruito su livelli di significato profondi, in cui si riflettono dinamiche tipiche dei percorsi di trasformazione interiore e dei cosiddetti “misteri” dell’evoluzione spirituale. Ciò che tuttavia risulta particolarmente significativo è la sua capacità di agire anche su un piano immediato e universale. Persino il lettore meno consapevole, o il bambino a cui l’opera era ufficialmente destinata, viene coinvolto emotivamente dalla narrazione. Il racconto suscita interesse, partecipazione e una risonanza interiore che sembra andare oltre la semplice trama.
In questo senso, la forza del testo risiede proprio nella sua capacità di toccare livelli profondi della psiche umana, attivando immagini, emozioni e dinamiche interiori che parlano in modo diretto all’esperienza dell’essere umano, indipendentemente dal grado di interpretazione consapevole.
I personaggi, la storia e l’ambientazione sembrano contenere qualcosa che va oltre la semplice dimensione del capolavoro letterario. Si ha spesso la percezione che il racconto del burattino parli direttamente alla coscienza, rivolgendosi a un livello profondo e universale dell’esperienza umana.
Il Burattino stesso diventa così una potente metafora della condizione esistenziale: Pinocchio rappresenta l’essere umano nella sua fase iniziale, ancora incompiuta, attraversata da impulsi, errori e apprendimenti. Per questo motivo l’identificazione con lui risulta immediata: il lettore si riconosce nelle sue cadute, nelle sue scelte sbagliate e nel suo desiderio di trasformazione. In questa prospettiva, il personaggio sembra esistere proprio per riflettere un’immagine di noi stessi.
Le peripezie che Pinocchio affronta nel corso della narrazione (riuscite e fallimenti, incontri e deviazioni) possono essere lette, in chiave simbolica, come vere e proprie prove iniziatiche. Nella tradizione esoterica, infatti, queste “prove” rappresentano le tappe necessarie del processo di trasformazione interiore.
La successione degli eventi, la comparsa dei personaggi e il loro intreccio non sono quindi elementi casuali, ma si inseriscono in un percorso simbolico che conduce il protagonista verso la sua realizzazione finale: la trasformazione in un essere umano completo. Un “Uomo” con la maiuscola, per usare un’espressione cara al Sig. Gurdjieff, inteso come individuo risvegliato e consapevole, capace di trascendere la propria condizione meccanica iniziale.
“L’uomo rimane così per tutta la vita un burattino i cui fili vengono tirati dagli eventi esterni. E’ una macchina, un robot che, quando muore, crepa come un cane”. (Gurdjieff: vita e opere di un uomo straordinario – Luigi Maggi)
Iniziamo dal nome: Pinocchio. Il suo significato potrebbe rimandare simbolicamente alla ghiandola pineale, conosciuta anche come “occhio pineale”, da cui deriverebbe l’associazione Pin-occhio (pineal-occhio, “occhio pineale”). Nella tradizione esoterica, essa rappresenta il centro della visione trascendentale, il “terzo occhio” attraverso cui si manifesta l’illuminazione interiore. La ghiandola pineale è stata spesso considerata la sede dell’anima e della coscienza superiore. In questa prospettiva, il nome Pinocchio assumerebbe un valore altamente simbolico, indicando proprio l’elemento capace di condurre l’essere umano verso il risveglio spirituale.
Il personaggio creato da Carlo Collodi non sarebbe quindi soltanto un semplice burattino, ma l’immagine dell’uomo incompleto che, attraverso prove, errori e trasformazioni, intraprende un autentico percorso iniziatico verso la conoscenza di sé e la conquista della propria vera natura.

Geppetto, il padre creatore, è colui che plasma Pinocchio e gli dona una forma, trasformandolo da semplice pezzo di legno in un essere animato. Il parallelismo con il racconto della Genesi appare evidente: così come Dio modella l’uomo dalla materia informe, Geppetto dà vita al burattino, imprimendogli una possibilità di esistenza e di coscienza. In questa prospettiva simbolica, il rapporto tra Padre e creatura assume un significato profondamente spirituale. Pinocchio non desidera soltanto diventare un bambino “vero” nel senso fisico del termine, ma aspira a conquistare la stessa condizione del padre: una piena dimensione umana, intesa soprattutto come maturazione interiore, coscienza dell’anima e compimento del proprio essere.
L’intero percorso del burattino può così essere letto come il cammino dell’uomo imperfetto che, attraverso esperienze, cadute e trasformazioni, tenta di ricongiungersi al principio da cui è stato generato.

Il Grillo Parlante rappresenta la voce della coscienza, quella presenza interiore che parla dal profondo dell’essere e cerca di guidare Pinocchio lungo il cammino corretto. Fin dall’inizio, il Grillo lo avverte dei pericoli che dovrà affrontare, lo ammonisce e tenta di ricondurlo alla consapevolezza e alla responsabilità.
La reazione di Pinocchio è però emblematica: infastidito da quella voce scomoda, cerca di zittirla brutalmente pur di continuare a seguire i propri impulsi e fare di testa sua. È un atteggiamento profondamente umano e simbolico, perché riflette il modo in cui spesso anche noi trattiamo la nostra coscienza più profonda.
Quando la voce interiore richiama alla verità, alla misura o alla rettitudine, l’ego tende a percepirla come un ostacolo ai propri desideri. Per questo cerchiamo di soffocarla, ignorarla o metterla a tacere, continuando imperterriti nei nostri comportamenti egoici e inconsapevoli. In chiave esoterica, il Grillo Parlante rappresenta dunque quella scintilla di coscienza spirituale che accompagna l’uomo lungo il suo percorso, anche quando egli sceglie di non ascoltarla.

Mangiafuoco può essere interpretato, in chiave esoterica e gnostica, come la rappresentazione del potere temporale, una figura assimilabile agli Arconti della tradizione gnostica. Gli Arconti non sono propriamente entità “buone” o “cattive”: sono piuttosto forze che amministrano e mantengono l’ordine del mondo materiale, agendo come meri esecutori della struttura cosmica.
Anche Mangiafuoco manifesta questa duplicità. In un primo momento appare minaccioso, dominato dall’ira e dall’autorità; successivamente, però, il suo atteggiamento cambia, rivelando una natura meno crudele di quanto sembri inizialmente. Il suo scopo, come quello degli Arconti, non è distruggere gratuitamente, ma perpetuare sé stesso e il sistema di cui è parte.
Nel momento in cui comprende che contro Pinocchio può fare ben poco, Mangiafuoco decide di lasciarlo andare, donandogli cinque zecchini d’oro. In una lettura simbolica, questo episodio assume un significato iniziatico profondo: l’Arconte riconosce di non poter trattenere l’anima pneumatica di Pinocchio, destinata all’ascesa verso il Pleroma, ossia la pienezza della luce divina nella cosmologia gnostica.
Anche il dono dei cinque zecchini appare carico di simbolismo. Il numero cinque richiama l’uomo e la sua completezza, evocata dalla stella a cinque punte, antico simbolo dell’essere umano armonizzato. L’oro, il metallo più prezioso e incorruttibile, rappresenta invece la luce spirituale, la conoscenza superiore e la scintilla divina custodita nell’anima. In questo senso, il dono di Mangiafuoco può essere letto come il riconoscimento del valore interiore raggiunto da Pinocchio lungo il suo cammino di trasformazione.

Il Gatto e la Volpe rappresentano simbolicamente la tentazione e la cattiva volontà, le forze interiori che più di ogni altra conducono Pinocchio fuori dal suo cammino. Sono loro, infatti, a causargli le cadute più profonde, approfittando della sua ingenuità e della sua incapacità di discernere il vero dal falso.
Nel corso del romanzo, questi due personaggi ricompaiono continuamente, quasi come presenze cicliche. Ogni volta che in Pinocchio sembra emergere un principio di coscienza, un barlume di comprensione o il desiderio di intraprendere la strada giusta, il Gatto e la Volpe si ripresentano puntualmente per sviarlo, alimentando illusioni, avidità e false promesse. In chiave esoterica, essi incarnano quelle forze psichiche che allontanano l’uomo dalla propria luce interiore. La tentazione e la cattiva volontà non agiscono soltanto dall’esterno: sono movimenti dell’anima, inclinazioni interiori che ci spingono verso l’errore, la dispersione e l’oblio di noi stessi.
Ed è proprio questo uno degli insegnamenti più profondi del romanzo: il Gatto e la Volpe non sono soltanto personaggi esterni, ma rappresentazioni simboliche delle nostre stesse dinamiche interiori. Tutti i personaggi incontrati da Pinocchio possono essere letti come aspetti della psiche umana, forze, impulsi e archetipi che convivono dentro ciascuno di noi nel percorso verso la conoscenza e la trasformazione interiore.

La Fata Turchina può essere letta, in chiave esoterica e gnostica, come la manifestazione della Sapienza, la Sophia gnostica, o ancora come la figura della Divina Madre interiore, principio di conoscenza e redenzione.
In questa prospettiva simbolica, la Fata Turchina rappresenta l’elemento decisivo nel processo di trasformazione di Pinocchio da burattino a “uomo vero”. È attraverso la sua presenza che si apre la possibilità della rinascita interiore: il suo amore, il suo perdono disinteressato e la sua capacità di vedere oltre le apparenze permettono al protagonista di intravedere una nuova comprensione di sé.
La Fata agisce come una guida misericordiosa e costante. Accoglie Pinocchio nei momenti di smarrimento, lo protegge quando è in difficoltà e continua a riconoscere in lui una natura essenzialmente nobile, anche quando egli non è in grado di corrispondere pienamente alla sua fiducia. Come una vera madre spirituale, ella non giudica solo le azioni esteriori, ma legge il cuore e ne coglie il potenziale di trasformazione. In questo senso, la Divina Madre è il principio che rende possibile la redenzione: senza il suo intervento, il passaggio dallo stato di “burattino” a quello di essere umano cosciente non sarebbe possibile. È attraverso questa forza interiore che l’uomo può rinascere a una vita nuova, superando la condizione di inconsapevolezza.
Dopo l’incontro con la Fata, il cammino di Pinocchio prosegue tra nuove prove e deviazioni. Tra queste assume un ruolo centrale il compagno di scuola Lucignolo, figura della seduzione verso l’ozio e il piacere immediato, e l’incontro con l’omino di Burro che lo condurrà al Paese dei Balocchi, luogo simbolico della perdita di volontà e della dissoluzione della coscienza.
Qui avviene la trasformazione in asino, episodio che richiama fortemente la tradizione classica e in particolare le Metamorfosi di Ovidio, dove la caduta dell’essere umano nell’animalità rappresenta la perdita della dimensione spirituale a favore degli istinti.
In questa lettura simbolica, la discesa nel Paese dei Balocchi non è soltanto una punizione, ma una fase necessaria del percorso iniziatico: un passaggio attraverso l’illusione e la dispersione per giungere, infine, a una maggiore consapevolezza e alla possibilità di rinascita.

Il Pescecane può essere interpretato, in chiave simbolica ed esoterica, come la rappresentazione dell’inconscio profondo, del caos primordiale in cui Pinocchio si ritrova dopo aver attraversato una lunga serie di errori, cadute e deviazioni.
È proprio all’interno di questo abisso che il protagonista scopre una verità decisiva: anche il padre è presente lì, inghiottito dalla stessa oscurità, vittima della disperazione per aver perso il proprio figlio. Il ricongiungimento tra Pinocchio e Geppetto diventa così un punto di svolta fondamentale. Non si tratta solo di un incontro emotivo, ma di una riunificazione interiore tra due polarità: la creatura e il principio creatore, l’anima in formazione e la sua origine. Da questo contatto nasce una nuova forza in Pinocchio, una volontà rinnovata che lo spinge non solo a salvare il padre, ma anche a salvare sé stesso. Attraverso uno sforzo attivo e consapevole, egli si muove verso l’uscita dall’abisso, guidato da una rinnovata energia interiore che potremmo definire, in termini sciamanici, come “potere personale”: la capacità dell’individuo di orientare la propria volontà verso la liberazione.
In questa prospettiva, l’episodio presenta forti analogie con il racconto biblico del profeta Giona, anch’egli inghiottito da un grande pesce e confinato in uno spazio di buio e isolamento prima della rinascita. Che si tratti di una balena o di un pescecane poco cambia a livello simbolico: ciò che emerge è il tema universale della discesa nell’oscurità come fase necessaria di trasformazione.
Sia nel racconto biblico che nella vicenda di Pinocchio, l’inghiottimento rappresenta infatti la condizione dell’uomo che ha perso il contatto con la propria direzione interiore, che fugge dai propri doveri e si abbandona al caos. Ma è proprio all’interno di questo stato liminale che può avvenire la svolta: la crisi diventa occasione di risveglio, e l’oscurità il luogo in cui può riemergere una nuova coscienza.
Pinocchio, come il profeta Giona, giunge infine a un punto di svolta in cui prende piena consapevolezza del proprio comportamento e della propria condizione interiore. È proprio attraverso questa presa di coscienza che inizia un autentico lavoro su di sé: un processo interiore fatto di disciplina, dedizione e servizio disinteressato.
In questa prospettiva simbolica, Pinocchio costruisce dentro di sé le “sostanze” necessarie alla sua trasformazione, ovvero le qualità interiori che lo conducono gradualmente a diventare un vero uomo. Sotto la guida del Padre e seguendo le indicazioni della Fata Turchina, intesa come principio della Madre Intima e Sapienza interiore, egli abbandona la propria meccanicità, la vita inconscia e guidata dagli impulsi, per aprirsi a una nuova nascita. La parabola di Pinocchio si conclude infatti con la trasformazione del burattino di legno in bambino in carne ed ossa: una metamorfosi che rappresenta il compimento del percorso iniziatico. Il viaggio dell’eroe, con tutte le sue prove e discese, trova qui la sua realizzazione finale.
In chiave esoterica e alchemica, questa trasformazione può essere letta come il passaggio dalla materia grezza alla forma spiritualmente compiuta: la trasmutazione dell’essere non consapevole in coscienza risvegliata. La parabola iniziatica si chiude così con il compimento dell’opera, in cui l’uomo riconquista la propria natura autentica attraverso un processo di morte e rinascita interiore.
“Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”. (Benedetto Croce)

Note: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione dei simboli e del significato esoterico è del tutto personale. Per motivi editoriali non abbiamo analizzato tutti i personaggi, solamente quelli principali.
Di: Placido Schillaci




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