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Santa Rosalia e l’Opera Alchemica | Dalla Grotta alla Rinascita

  • placidoschillaci
  • 15 apr
  • Tempo di lettura: 4 min


Santa Rosalia intercede per la fine della peste di Palermo - Antoon van Dyck
Santa Rosalia intercede per la fine della peste di Palermo - Antoon van Dyck


Santa Rosalia è una delle figure spirituali più amate della tradizione siciliana e patrona

di Palermo. Nata, secondo la tradizione, da una nobile famiglia normanna, scelse di abbandonare i privilegi del mondo per ritirarsi in solitudine e preghiera dapprima sui monti della Quisquina e successivamente sul Monte Pellegrino, appena fuori Palermo. Il culto di Santa Rosalia si diffuse soprattutto nel 1624, quando il ritrovamento delle sue reliquie fu associato alla fine di una grave peste che colpiva Palermo. Da allora è venerata come protettrice della città e simbolo di salvezza, rigenerazione e speranza. La sua vicenda incarna i temi della rinuncia, della purificazione interiore e della trasformazione dell’anima. Per questo motivo la sua esperienza eremitica può essere letta anche in chiave simbolica e alchemica, come un cammino di morte e rinascita. Questo cammino interiore è rappresentato, secondo una possibile interpretazione, nei quattro dipinti custoditi nella chiesetta del suo eremo a Santo Stefano di Quisquina (PA).

Entrando nella chiesetta dell’eremo di Santa Rosalia, notiamo sulle pareti quattro dipinti che sembrano rappresentare altrettante fasi del lavoro interiore compiuto dalla santa. Ogni immagine racconta un passaggio preciso del suo cammino spirituale, che può essere accostato alle quattro tradizionali fasi dell’alchimia.




Santa Rosalia respinge il demonio - Eremo della Quisquina
Santa Rosalia respinge il demonio - Eremo della Quisquina

Nel primo dipinto, partendo da sinistra, vediamo Santa Rosalia mentre si appresta a entrare nell’antro della grotta dove trascorrerà dodici anni. Alle sue spalle compare il demonio, che ella respinge grazie alla luce emanata dalla croce che tiene in mano. Si nota inoltre un dettaglio singolare: il ventre leggermente pronunciato, quasi a suggerire una gravidanza simbolica, il cui significato si chiarirà nell’ultimo quadro. La veste gialla richiama il colore dell’inganno e dell’illusione: Rosalia vive ancora nella dimensione della realtà esteriore e si prepara a entrare nella grotta proprio per liberarsene. Il soprabito blu-azzurro rimanda invece alla trascendenza e al mistero del divino, realtà che iniziano a manifestarsi nella sua vita, sebbene ancora in forma esterna. Questa fase può essere associata alla Nigredo, momento iniziale di discesa nell’ombra e dissoluzione del vecchio sé.




Santa Rosalia contempla la croce - Eremo della Quisquina
Santa Rosalia contempla la croce - Eremo della Quisquina

Nel secondo dipinto troviamo Santa Rosalia intenta a contemplare la croce, ben piantata sulla roccia, segno della stabilità del suo processo di passione e morte interiore. Il significato è rafforzato dalla presenza del teschio sormontato da un libro: il libro rappresenta qui la conoscenza puramente mondana o illusoria che Rosalia possedeva, in quanto donna di nobile origine e di elevata cultura. I colori delle vesti risultano invertiti rispetto al primo dipinto: il blu del divino penetra sempre più nella sua realtà interiore, mentre il giallo dell’inganno resta confinato alla superficie. Questa fase corrisponde all’Albedo, la purificazione e il chiarimento della coscienza.




Santa Rosalia si riposa - Eremo della Quisquina
Santa Rosalia si riposa - Eremo della Quisquina

Nel terzo dipinto Santa Rosalia appare in riposo dopo aver inciso su un blocco di pietra l’epigrafe: “Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae et Rosarum domini filia amore Domini mei Jesu Christi in hoc antro habitari decrevi”. L’iscrizione rappresenta l’abbandono definitivo della falsa personalità e dell’ego. I colori degli abiti restano invariati, ma compare per la prima volta la corona di rose, simbolo di elevazione spirituale. Nelle mani tiene un chiodo, richiamo alla passione di Cristo, della quale ella stessa si fa immagine vivente. In basso ritroviamo il libro sormontato dal teschio e, sopra di essi, la croce: segno dell’avvenuto superamento, attraverso il sacrificio, tanto della falsa conoscenza quanto della morte. Questa fase può essere accostata alla Citrinitas, l’aurora della coscienza illuminata.




Santa Rosalia esce dalla grotta - Eremo della Quisquina
Santa Rosalia esce dalla grotta - Eremo della Quisquina

Nel quarto e ultimo dipinto Santa Rosalia si appresta a uscire dalla grotta accompagnata da un angelo. In alto, alla sua sinistra, compare un piccolo putto: il “figlio delle proprie opere”, simbolo della nuova nascita spirituale. Per questo nel primo dipinto sembrava incinta: si stava preparando alla gestazione e alla nascita di sé stessa, a quella “seconda nascita” di cui parla il Vangelo. In questa scena la croce non è più presente: la sofferenza che aveva avviato il cammino è ormai stata trascesa e abbandonata. I colori delle vesti cambiano: il bianco della tunica rappresenta la fede e la castità, mentre il verde del manto simboleggia la speranza. La terza virtù teologale, la carità, è evocata nella tunica dell’angelo, dove il rosso dell’amore si unisce al blu del divino. Questa fase corrisponde alla Rubedo, compimento dell’opera e piena realizzazione interiore.

Poiché Rosalia trascorse dodici anni nella grotta, si può infine ipotizzare una suddivisione simbolica del suo cammino in quattro periodi di tre anni ciascuno, corrispondenti alle quattro tappe dell’Opera alchemica.




I quattro elementi - D. Stolcius von Stolcenberg
I quattro elementi - D. Stolcius von Stolcenberg



Un parallelo simbolico può essere individuato anche nelle tradizioni orientali. In particolare, nel mondo induista e tantrico compaiono figure femminili spirituali che, per alcuni aspetti, richiamano il percorso interiore di Rosalia: le Dakini. Queste entità rappresentano energie di trasformazione, conoscenza profonda e superamento delle illusioni dell’ego. Pur appartenendo a contesti religiosi e culturali molto diversi, il loro significato archetipico presenta alcune affinità con il cammino della santa: l’attraversamento delle prove, la dissoluzione del sé limitato e la rinascita a una dimensione più alta della coscienza.



Machig Labdrön,XI secolo EC
Machig Labdrön - XI secolo EC






NOTA: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione dei simboli e del significato esoterico è del tutto personale.





DI: Placido Schillaci



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